“La nostra vita e l’azienda sono al riparo”

Corriere Adriatico: Articolo del giorno 10/02/2007 Attualità

Soddisfatti ma avrebbero gradito un maggior riconoscimento
Da dieci anni Claudio ed Emanuele vivono stabilmente insieme a Fiuminata

“La nostra vita e l’azienda sono al riparo”

FIUMINATA - Se i Dico fossero legge, Claudio e Emanuele potrebbero già godere dei diritti e dei doveri di convivenza. Sì, perchè i due vivono stabilmente insieme da dieci anni. Ed insieme gestiscono un’attività imprenditoriale, un agriturismo a Fiuminata (1600 abitanti a una cinquantina di chilometri da Macerata) di cui Claudio è anche primo cittadino. Claudio Mazzalupi, 49 anni, e Emanuele Carta, 33 anni, sono soddisfatti, ma non pienamente, del ddl varato giovedì dal Cdm. Avrebbero gradito un maggior riconoscimento della coppia; convengono tuttavia che già così è un gran passo in avanti; restano critici sulla posizione intransigente della Chiesa.

La loro vita, fra privato e impresa, avrebbe dai Dico una immediata e positiva ricaduta: la tutela del diritto di successione. E per due imprenditori non è poco. “La nostra società - dice Claudio - è composta da me, da Emanuele e da mia madre. Questa norma ci salvaguarda. Io ho delle sorelle con le quali ho un ottimo rapporto ma non si sa mai. I Dico garantiscono i diritti miei e del mio compagno”. “Anche se abbiamo già provveduto privatamente a tutelarci - osserva Emanuele - non c’è dubbio che questa legge darà una maggiore garanzia ai nostri beni. Vengono fissati i nostri inequivocabili diritti e non è poco”. Si definiscono una “coppia tranquilla e normale nella quotidianita” ma soprattutto “fortunata”.

“A Fiuminata - afferma Emanuele - tutti ci conoscono e nessuno ci ha mai discriminato. Sanno che viviamo insieme, dal fornaio al giornalaio, dal fruttivendolo all’idraulico. Mai avuti problemi di convivenza, nè fatti di discriminazione. I Dico non cambieranno molto per noi”. Una situazione particolarmente felice quella dei due gay visto che entrambi hanno avuto anche l’accettazione delle famiglie di origine. “Ci rendiamo conto che non per tutti è così. Io sono nato e cresciuto gay - continua Claudio - non mi sono mai nascosto e quando dieci anni fa ho conosciuto Emanuele che, con altri amici è arrivato nell’ agriturismo, è stata una cosa naturale diventare coppia. Riconosco che questa è una grande fortuna, non è per tutti”.

Anche quando c’è stato bisogno del ricorso a strutture sanitarie per piccoli interventi “non abbiamo avuto alcuna tensione. Il nostro è un caso un pò limite e non generalizzato”. “Conosciamo altre coppie meno serene di noi - osserva Emanuele - e certamente i Dico rappresenteranno un gran vantaggio. Specie nei casi di locazione o per l’assistenza sanitaria quando ad esempio i medici ti chiedono ’sei un fratello o un cugino?’. Eviterà imbarazzo e discriminazioni”

In qualità di sindaco (funzione che svolge dal 1999 nelle fila dei Ds), Claudio già da tempo ha intenzione di istituire il registro delle convivenze di fatto. Ma il matrimonio no, non gli interessa: “mi iscriverei al registro ma non mi sposerei. Vorrei invece l’equiparazione dei diritti. Anche noi paghiamo le tasse, anzi più degli altri visto che risultiamo due single. Il matrimonio è un istituto burocratico e Emanuele invece è a favore”.

“Dell’idea del matrimonio - precisa il compagno - mi piace il coinvolgimento esteriore, la festa, l’approvazione sociale. Se fosse possibile vorrei sposarmi”. Più vicini invece sull’adozione e l’affido. Emanuele è certo: “Abbiamo dei nipoti. Sento un forte istinto paterno, vorrei dedicare tempo e risorse ai bambini”.
AGNESE MALATESTA,

 

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