una storia diversa
Corriere Adriatico: Articolo del giorno 14/02/2007 Rubriche
una storia diversa
CARO don Aldo,
è con uno sconcerto amaro quanto doloroso che ho letto la Sua Si salvi chi può dello scorso 10 Febbraio sui Dico. Non che mi aspettassi da Lei una approvazione del famoso DdL, non chiedevo tanto. Ma una argomentazione degna del Suo livello di intelligenza e di sensibilità sì. Invece ha dato la sgradevole impressione di aver imparato a memoria la lezioncina di qualcun altro che poi ha doviziosamente riportato.
La voglio aiutare ad uscire da questa impasse proponendoLe, umilmente, la mia piccola storia.
Dunque, sono convintamente credente e sono innamorato di un uomo che ho deciso di frequentare non solo per sesso ma per condividere e costruire la nostra vita avendolo al mio fianco. La cosa va avanti da quattro anni, ormai. Questo comporta che frequentiamo amici e amiche comuni, che ci assistiamo reciprocamente quando stiamo male, che lui aiuta i miei anziani genitori quando questi hanno bisogno e io faccio altrettanto con i suoi. Le sue nipoti si rivolgono a noi come se fossimo entrambi i loro zii. Combattiamo ogni fine mese per far quadrare i conti, decidiamo insieme le spese da fare, litighiamo (sì, un po’ spesso…) e condividiamo le gioie del sesso che ci piace tanto. Abbiamo scelto di non tradirci, però, anche se non è facile perché è molto semplice rimediare incontri occasionali. I nostri amici e persino i nostri genitori ci trattano come una coppia qualunque non distinguendo affatto dalla composizione di genere: tante volte ci siamo confrontati coi nostri amici eterosessuali e i problemi di convivenza tra le loro coppie e la nostra abbiamo scoperto essere perfettamente uguali! Questo ci ha sollevato un po’, lo ammetto.
Ma qui sorgono le domande: cosa, nei nostri comportamenti, sarebbe così pericoloso per le famiglie sposate? In cosa stiamo peccando? Forse perché ci amiamo? Forse perché ci assistiamo nei brutti momenti? O forse perché condividiamo le gioie, comprese quelle del sesso?
Un Suo collega ci ha detto che il problema è che Dio non ha previsto questo. Strano! Allora come mai esistiamo? Sempre lo stesso Suo collega ci ha detto che il vero problema sta nella sterilità dei nostri rapporti sessuali: non sono aperti alla vita. Dunque tutti i matrimoni tra persone sterili o non più in grado di procreare o tra quelli che decidono di non avere figli sono nulli? Non siamo stati convinti. Anche perché, se sono vere queste dichiarazioni, tutti i religiosi sarebbero fuori dal progetto di Dio: vi astenete dal formare una famiglia e non dovreste avere rapporti sessuali, dunque siete chiusi alla vita! Qualcosa non porta, don Aldo. Ci hanno detto, infine, che se tutti fossero come noi l’umanità si estinguerebbe. Vero, ma noi siamo una minoranza e non riesco a capire come qualche centinaio di migliaia di coppie gay possa insidiare la fecondità di milioni di coppie eterosessuali!
Io credo invece che la nostra unione, come altre, è una espressione d’amore che merita pieno riconoscimento sociale perché porta un valore aggiunto positivo a noi e a chi ci sta intorno. Siamo una famiglia. Affettiva e non procreativa, ma, di questi tempi, mi scusi se è poco.
LUCA PERILLI *,* VICEPRESIDENTE ARCIGAY AGORÀ PESARO


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