“Istituirò il registro delle convivenze”

Corriere Adriatico: Articolo del giorno 10/04/2007 Regione

La mia omosessualità è diventata motivo di orgoglio, rivendicazione di libertà e di diritti, perché le discriminazioni per l’orientamento sessuale non debbono più esistere. Non ho mai avuto dubbi. Ho sempre sentito un’attrazione per gli uomini.
Il sindaco di Fiuminata Claudio Mazzalupi si batte a favore dei diritti dei gay

“Istituirò il registro delle convivenze”

FIUMINATA - “Mamma, papà, sono gay”. In televisione scorrevano le immagini dell’omicidio di Pierpaolo Pasolini. Era il 2 novembre del 1975. Claudio Mazzalupi, allora sedicenne, prese coraggio e dichiarò la sua omosessualità. La mamma la prese subito abbastanza bene, il papà un po’ meno ma se ne fece una ragione. Per lui, sindaco dal 1999 di Fiuminata, comune di 1.600 anime arrampicato sul versante marchigiano degli Appennini, fu una vera liberazione.

Da quel momento la sua omosessualità divenne motivo di orgoglio, di rivendicazione di libertà e di diritti, perché “le discriminazioni per l’orientamento sessuale non debbono più esistere”. Scuote la testa, quindi, di fronte all’ultimo episodio di intolleranza costato la vita ad un sedicenne di Torino. “Queste cose non possono più succedere”, afferma. Claudio, per questo, non ha avuto problemi. Mai. Merito, o colpa, di quel caratteraccio che si ritrova, quello che fa dire ai suoi studenti del liceo scientifico di Fabriano, dove insegna italiano e latino, che è un Prof “molto cattivo”. “Ci credo - scherza - gli metto anche due in pagella, se lo meritano”. Sorride. “Non mi sono mai fatto mettere i piedi in testa. Se sei omosessuale e vivi con serenità, nessuno ti viene a dire niente”. Più facile in città, forse. Ma nei piccoli centri, le cose si complicano. Anche se Fiuminata fa eccezione. Tutti, dal fornaio al giornalaio, dal fruttivendolo all’elettricista, sanno che il sindaco è gay. “E allora? Saranno fatti suoi”, affermano sornioni gli anziani mentre giocano a carte nel bar di piazza, l’Ascaffè. Si sono indignati solo quando il presidente del circolo locale di An, Mario Roscioni, di recente, ha attaccato il sindaco per aver ostentato la sua omosessualità in televisione. “Dovrebbe chiedere scusa ai cittadini”. “Ma quali scuse? - sostiene Mazzalupi - Roscioni viene da un partito con tradizioni xenofobe, è intollerante. Per me la faccenda è chiusa qui”. Punto.

“Sono cresciuto in parrocchia - racconta ancora Claudio - prima come caposcout poi nelle varie associazioni. Non ho mai nascosto nulla tanto è vero che curavo un giornalino scout e già 25 anni fa affrontai il tema dell’omosessualità. Non ho mai avuto dubbi, ho sempre sentito un’attrazione nei confronti degli uomini”. Perché? “Non so, è forse un cercare un rapporto paritario, trovare nell’altro se stesso”. Claudio, da 11 anni a questa parte, l’ha trovato in Emanuele Carta, 33 anni, il suo compagno, originario di Orvieto ma dal ’96 residente a Fiuminata dove gestisce, insieme a lui e alla mamma, l’agriturismo “La castagna”. Si sono conosciuti per caso grazie ad un amico comune, da allora tra loro è amore. Se i Dico fossero legge, potrebbero già godere dei diritti e dei doveri di convivenza.

Ma quel ddl non è che “mi piaccia in tutto e per tutto” dice Claudio. Avrebbe gradito un maggior riconoscimento della coppia “anche se è comunque un gran passo in avanti”. La sua vita, fra privato e impresa, avrebbe dai Dico una immediata e positiva ricaduta: la tutela del diritto di successione. E per un imprenditore non è poco. “Con Emanuele e mia madre abbiamo fatto una società - dice Claudio -. Questo ci salvaguarda. Ma io ho delle sorelle con le quali ho un ottimo rapporto ma non si sa mai. I Dico garantiscono i diritti miei e del mio compagno. Anche se, con tante spese e troppi atti burocratici, abbiamo già provveduto privatamente a tutelarci, non c’è dubbio che questa legge darà una maggiore garanzia ai nostri beni”. Anche quando c’è stato bisogno del ricorso a strutture sanitarie per piccoli interventi (esempio: un recente ricovero di Claudio a Camerino) “nè io nè Emanuele abbiamo avuto alcun problema. Conosco altre coppie meno serene e certamente i Dico rappresenteranno un gran vantaggio. Specie nei casi di locazione o per l’assistenza sanitaria quando ad esempio i medici ti chiedono “sei un fratello?”. Eviterà imbarazzo e discriminazioni”.

Claudio intende istituire a Fiuminata il registro delle convivenze di fatto. Ma al matrimonio non ci pensa, Emanuele invece è a favore. “Vorrei piuttosto - dice il sindaco - l’equiparazione dei diritti. Anche noi paghiamo le tasse, anzi più degli altri visto che risultiamo due single”.

Claudio si definisce un omosessuale maschio “nel senso che non ho mai giocato, da piccolo, con le bambole, come succede in altri casi”. Ma non ha mai provato - dice - il benché minimo interesse per le donne. “E’ stato un fatto istintivo, già alle medie con alcuni compagni già ci giocavo”. Ma all’epoca non esisteva internet, alla tv davano il Carosello e l’omosessualità era un qualcosa ancora da esplorare. “La mia fortuna è che lavoravo per un’edicola di giornali, sono sempre stato avido di conoscenza”. Sfogliando e leggendo Claudio si è fatto un’idea e ha capito la sua identità. Le ha dato un nome a 16 anni: omosessualità. Da qui l’outing coi genitori e l’impegno.

Prima nell’associazione “Fuori”, gravitante nell’orbita radicale, che negli anni ’70 fece irruzione in un convegno di psichiatria a Sanremo chiedendo di riconoscere quello che per l’Oms era già un dato appurato: essere gay non era una malattia ma una variante naturale del comportamento umano. “Non siamo deviati, come sostengono i vescovi”. Poi la partecipazione nel 1975 al primo raduno del movimento gay a Bologna. “Eravamo pochissimi”, ricorda Claudio. L’avanguardia. Un centinaio da tutta Italia. E fu un mezzo scandalo quando il leader del movimento gay baciò in bocca l’allora sindaco di Bologna Renato Zangheri, già criticato per aver concesso “a quei pervertiti” il salone del Podestà. Altri tempi.

Oggi i gay dichiarati sono anche sindaci: “Sono in buona compagnia. Oltre a me, ci sono quello di Gela, di Parigi, di Berlino, di San Francisco. E poi parlamentari come Grillini, presidenti di regione come Vendola”. L’Oms ha riconosciuto che è gay il 5-10 per cento della popolazione. Anche se non tutti, anzi solo una minima parte, lo dichiara pubblicamente. “La peggiore cosa - dice Mazzalupi - è quando un gay , pur consapevole del suo orientamento, si sposa e fa finta di niente. Soffre lui e fa soffrire chi lo circonda. E io ne conosco tanti”.

Consiglio? “Essere se stessi e uscire allo scoperto. Si campa meglio ed è più difficile che si venga discriminati”. Discriminazione: brutta parola “e la Chiesa non è che ci stia dando una grossa mano ultimamente”. Si parte da un dato. “E’ naturale tutto ciò che esiste in natura. Come l’omosessualità. Allora come si fa a dire che andiamo contro natura? Augias, nel suo libro, sostiene che anche tra gli Apostoli esistevano sentimenti particolari. Cosa vuole allora la Chiesa?”. La verità, per il sindaco, è che “la Chiesa italiana da alcuni anni ha cambiato rotta mettendo un freno al Concilio Vaticano II. Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei “gesuiti”, che combatté i protestanti ai tempi della Controrifoma, diceva che se fosse venuto Gesù e la sua venuta sulla Terra avesse messo in pericolo la Chiesa, lui l’avrebbe crocifisso con le sue mani. Questo per dire che la Chiesa tende ad autotutelarsi, è autoreferenziale, non conta più il messaggio di Gesù ma quello dei vescovi e del Papa. Gesù Cristo ha preso solo una volta il bastone per cacciare i mercanti dal tempio. Non l’ha usato con la prostituta nè con altri”.

Cosa si aspetta Claudio dalla Chiesa, allora? “Un atteggiamento non giudicante ma più pastorale, neutrale di fronte alla legislazione”. Da qui a tornare a parlare di Dico è un attimo. “La Chiesa sta chiedendo ai parlamentari di obiettare. Mi si spieghi allora perché non si obietta sull’unica cosa che disse Gesù ovvero sul fatto di non prestare servizio militare. Ma che volete? Se Bagnasco, presidente Cei, era cappellano dell’esercito e oggi è generale?”. Il Family Day è “un’altra ipocrisia. Non c’è nessuno che attenta ai diritti delle famiglie. Men che mai il governo di centrosinistra, attento al sociale e ai diritti molto più della destra. Le polemiche contro i Dico - sentenzia - sono uno spreco di energie. Nessuno attenta a niente”. Su Fassino, dà un giudizio tranchant. “Sulla faccenda Dico si comporta come un gesuita”. Rutelli? “Peggio”. La Binetti? “Per carità”. Mazzalupi, Ds, ha “votato per la mozione Mussi. Nel Pd non entrerò. Mi sta a cuore la laicità dello Stato e se già per i Dico ci scappano tutte queste contraddizioni, figuriamoci per il resto”.
LOLITA FALCONI

 

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