cuori in frontiera ADOZIONI
Corriere Adriatico: Articolo del giorno 20/05/2007 La Domenica
Il 27 maggio ricorre il 18° anniversario della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo
cuori in frontiera ADOZIONI
ADOTTARE un bambino: attesa, emozioni e intralci di ogni genere. Una questione che negli ultimi tempi trova sempre più spazio sulle pagine della cronaca. Piccoli contesi, rimpatri forzati, coppie omosex che anelano alla genitorialità anch’esse sono segni evidenti che molto sta cambiando anche su questo fronte. Alessandro Maria Fucili, esperto del sociale, è responsabile di LoretoBambino.it portale dedicato all’adozione e direttore Ce.I.S. Ancona Onlus.
Niki Vendola presidente della Regione Puglia e dichiaratamente gay vuole adottare. Che ne pensa?
“Per adesso Niki Vendola deve accontentarsi di fare il bravo governatore della Regione Puglia. Forse a fare il bravo padre potrà provarci fra qualche anno. Per adesso in Italia il tempo per l’apertura alle coppie gay non è maturo. Io non sono contrario alla ipotesi di coppie gay o lesbo genitori adottivi (ce ne sono già tanti biologici e non sono da meno degli etero) ma la prelazione ad una coppia composta da genitori di entrambi i sessi andrà sempre data perché di completezza comunque si deve coerentemente parlare. Tuttavia le preclusioni non mi trovano d’accordo anche e soprattutto perché nella mia esperienza ho visto migliaia di coppie etero fallire miseramente come genitori. E questo evidenzia come non si possa mai attribuire il buono alla categoria (etero o gay per intenderci) e non alle qualità personali dei singoli che compongono la coppia”.
Perché è una procedura così complessa l’adozione?
“L’adozione nazionale o internazionale non dovrebbe per nulla essere complessa. Anzi. Si dovrebbe con risoluta determinazione provvedere alla unione di due grandi emozioni. La prima, quella che si riferisce al diritto del bambino in stato di abbandono di avere una famiglia adeguata, accogliente, idonea alle sue caratteristiche e peculiarità. La seconda, quella della disponibilità di tante famiglie, spesso in realtà solo coppie senza figli, ad accogliere bambini e bambine per dedicarsi loro”.
Il percorso dell’adottabilità prevede alcuni passaggi necessari. Quali sono?
“I primi, quelli della valutazione della situazione dello stato del minore, della sua reale grave difficoltà. O semplicemente la constatazione del suo essere solo ed abbandonato, nei casi dei pochi neonati abbandonati in ospedale alla nascita. In questa fase di analisi di studio e della contestazione dello stato di abbandono intervengono i Tribunale per i Minorennni, composti da magistrati minorili specializzati e formati. Magistrati ed esperti (i giudici non togati) che operano con la logica del minore soggetto di diritto e che deliberano nel superiore interesse del minore. Quando poi i genitori naturali fanno ricorso alle decisioni dei Tribunali per i Minorenni, tali cause, quelle relative proprio alla possibilità di adozione di questi bambini, terminano nelle Corti d’Appello dove i magistrati che deliberano non hanno specializzazione nel settore del diritto di famiglia, minorile, e sovente dimostrano di deliberare con la logica del “minore oggetto della contesa” cioè come se tra la famiglia d’origine abusante ed abbandonica ed il Tribunale per i Minorenni che contesta a questa l’abbandono, ci fosse una lite per una somma di denaro o un terreno. Conseguenza: il minore ridotto all’oggetto di una contesa tra due parti. Sono proprio le Corti d’Appello in Italia a dare il parere contrario alle adattabilità in quote che arrivano a superare anche il 90%. Nel pieno rispetto del diritto, ma contro ogni regole del buon senso”.
Adozione internazionale, il ruolo degli enti intermediari è sempre trasparente?
“Questa degli Enti Autorizzati e dell’obbligo di dover passare a titolo oneroso (18-30 mila euro di media) sotto queste forche che spolpano senza nessuna garanzia su tempi e risultati è una cosa tutta italiana. Anche in questo siamo riusciti a creare strutture e sovrastrutture che creano problemi e non ne risolvono”.
Come è nato e cosa fa Loretobambino.it?
“Il portale www.loretobambino.it nasce come finestra virtuale dell’associazione Ce.I.S. di Ancona Onlus che dirigo e che ho partecipato a fondare nel 1984. Siamo ormai una testata dell’informazione libera e trasversale sui temi dell’infanzia, dell’affido, dell’adozione. Diciamo le verità che in troppi tacciono e che non fanno audience”.
E quale è la situazione nelle Marche?
“La situazione delle adozioni nelle Marche è nella media. Cioè pochissime adozioni nazionali (una decina all’anno) perché anche qua è evidente come la Corte d’Appello provvede con puntualità alla restituzione dei bambini alle famiglie di origine che fanno ricorso”.
Accoglienza di minori immigrati non accompagnati, Ancona con il porto è in prima fila. Il sindaco Sturani ha lanciato l’allarme: non ce la facciamo.
“In Italia, ed anche ad Ancona, si lanciano gli allarmi e non si affronta mai il problema alla radice. La domanda dovrebbe essere perché i minori arrivano ad Ancona e non in altri porti. E poi ancora quali strategie complesse, cioè progettate ha mai proposto e realizzata il Comune di Ancona per questi minori se non piangere per doverli accogliere spesso in strutture costosissime e che nascono apposta per questo servizio? Insomma a volte il problema non lo si vuole affrontare e quindi risolvere. Piangere non serve a nulla se non si progetta e si opera con coerenza”.
Il caso di minori immigrati separati dai genitori quando ci sono dubbi di effettiva parentela, spesso si cade in un eccesso di tutela. C’è una via alternativa?
“Il Tribunale per i Minorenni o la Procura della Repubblica presso il Tribunale per minorenni devono prendere decisioni su situazioni urgenti e delicate. Sono scelte impopolari e spesso anche dure ma vanno necessariamente adottate. La scienza in questo viene in aiuto. L’esame del Dna di mamma e bambino dirada i tanti dubbi sui falsi genitori (spesso albanesi, montenegrini, rom) che sono stati tante volte intercettati con bambini presumibilmente rapiti e non riconducibili al nucleo familiare con i quali erano. L’alternativa non c’è ma restano dei dubbi: quanti ne sono già passati di bimbi rapiti e destinati ai traffici più turpi e per i quali non è stato possibile intuire la drammatica realtà?”.
Il 27 maggio ricorre il 18° anniversario della ratifica in Italia della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Quanto resta ancora da fare?
“In Italia dopo la bellissima epoca degli anni ’80 e ’90 dove si progettava e si realizzava con grande impegno e dove moltissimi intellettuali, magistrati minorili, educatori seppero condurre verso la tutela reale dell’infanzia, ora è il periodo dell’imbarbarimento. Si parla di infanzia e di minori solo in termini scandalistici. Tra un massacro, uno stupro a scuola, ed un infanticidio, l’italiano medio non coglie che le famiglie sono allo sbando e con loro i figli. Non esiste più prevenzione primaria, per intenderci la radicata rete più o meno organizzata che fino a 15 anni fa copriva l’intera nazione con gruppi sportivi, oratori, gruppi di aggregazione culturale e sociale (scout, associazioni politiche, ambientaliste ed altro ancora). Nelle Marche possiamo scordarci l’isola felice ed anzi iniziare a guardare con preoccupazione le città ed i paesi dove i Comuni piangono per le spese e non investono nell’infanzia e nell’adolescenza. Basta guardare in tagli che le Asur hanno fatto nei consultori familiari dove il personale che va in pensione non viene da anni sostituito. Insomma una Convenzione Onu che ci colpisce come una frusta ogni giorno, ma nell’indifferenza di amministratori e di coloro che dovrebbero invece progettare e soprattutto realizzare concretamente per i bambini e le bambine”.
PIA BACCHIELLI


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