‘Ho scoperto che il mio unico figlio è omosessuale’

Numeri e storie sulle discriminazioni a scuola e fuori dalla scuola
‘Ho scoperto che il mio unico figlio è omosessuale’
Uno studente su venti gay o lesbica secondo statistiche e studiosi

«Quando a quattordici anni ho confessato a mia madre di essere gay, lei mi ha dato un bacio» ricorda Marco Chiappetta. Non tutti sono stati però così fortunati come il vice presidente del Parlamento toscano degli studenti: ben accolto da subito in famiglia, mai discriminato a scuola. «Ieri ho scoperto che il mio unico e finora impeccabile figlio è omosessuale – scrive infatti una “ex mamma”, così si firma, al sito dell’Agedo, l’Associazione dei genitori ed amici di omosessuali – Sarebbe stato meglio che mi avessero detto che era morto. Almeno, prima o poi, uno se ne fa una ragione. Per non parlare di come si è sentito mio marito». E di queste mail, confessa Alessandro Galvani, una tesi in pedagogia sugli adolescenti omosessuali, segretario nazionale dell’Agedo ed anche lui oggi a Firenze, ne arrivano a centinaia ogni mese all’associazione. Il percorso di accettazione ed integrazione è spesso infatti lungo e pochi, tra i genitori, vogliono uscire allo scoperto. «Abbiamo avuto difficoltà – dice – anche solo a trovare in tutta Italia trecento genitori che compilassero un questionario».

Ci si nasconde ed è meglio subire una violenza che far circolare una voce. «Tant’è – spiega sempre Galvani – che molti genitori accettano in silenzio la sopraffazione e l’episodio di bullismo pur di non andare dagli insegnanti a spiegare che il loro figlio, forse, è omosessuale». Nessuno del resto ha spiegato loro, quando si sono sposati, che poteva accadere. Invece le ricerche e le statistiche, lo ha ripetuto anche Luca Pietrantoni dell’Università di Bologna, ci dicono che almeno un alunno su venti è gay, lesbica o bisessuale e che la maggior parte di loro scopre di avere un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza tra gli undici e i sedici anni. Un periodo in cui imparano anche a nascondersi: «non a caso – racconta sempre Pietrantoni – spesso è vittima di episodi di bullismo omofobico solo chi solo è ritenuto omosessuale ed a volte neppure lo è».

Viviamo in una società fortemente omofobica, ripetono un po’ tutti, anche se il picco è negli anni dell’adoloscenza e via via che le persone crescono tendenzialmente diventano meno omofobiche: forse perché conoscono personalmente degli omosessuali e capiscono che non sono diversi (o quantomeno lo sono quanto qualsiasi altra persona), forse perché ampliano i propri orizzonti di riferimento.

«Se un omosessuale viene aggredito significa che ha avuto comportamenti contrari alla normalità e per questa sua decisione deve mettere in conto una reazione». Lo scrive, in un questionario anonimo, un giovane di 19 anni e ben spiega quello che gli studiosi chiamano colpevolizzazione della vittima. Il bullismo funziona esattamente come molti altri comportamenti di gruppo: chi commette una violenza non si sente responsabile (o al massimo a metà) e il fatto di essere gay o no quasi sembra giustificare il gesto. Una ricerca condotta in 37stati europei nel 2006 (ILGA Europe, IGLYO) rivela che il 51,2% dei giovani omosessuali sotto i 26 anni ha subito violenze verbali o fisiche a scuola per il proprio orientamento sessuale. Un’indagine promossa dalla Regione Marche in collaborazione con il circolo Arcigay-Arcilesbica di Ancona attesta che su un campione di 2849 studenti delle superiori le offese verbali o fisiche hanno riguardato il 41% degli omosessuali. Le violenze facilitano l’abbandono scolastico e il 58% degli adolescenti italiani omosessuali ha pensato almeno una volta addirittura al suicidio.

Walter Fortini
Agenzia di informazione - G.R.T.
Comunicato stampa
07/09/2007
 

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