ANCONA. REGALINI E TELEFONATE MISTERIOSE DIETRO IL RICATTO GAY

Estorsione al medico, il romeno resta in carcere. Troppe stranezze, il legale chiede al pm di indagare sulla relazione
domenica 11 novembre 2007 , dal Corriere Adriatico

ANCONA - Com’è possibile che uno stimato professionista s’inventi la storiella di una relazione extraconiugale gay che può tirargli addosso sguardi assetati di curiosità pruriginosa solo per non voler pagare l’addetto alle pulizie? Troppo debole per il giudice la versione offerta da Nicolae, l’albanese di 41 anni arrestato con l’accusa di estorsione, per aver minacciato un medico di cinquant’anni di rivelare a tutti il loro rapporto omosex se non gli avesse dato dei soldi.

Ha giurato che quel denaro (500 euro) era il corrispettivo che gli spettava per aver lucidato l’ambulatorio. Giustificazione poco credibile. Che insieme al pericolo che una volta fuori lo straniero - che è senza lavoro e non si sa bene cosa faccia nella vita - possa trovare espedienti simili al ricatto hard per campare, e quindi al rischio di reiterazione del reato, ha spinto il Gip Alberto Pallucchini a tenerlo in carcere. Rigettata dunque la richiesta di revoca della custodia cautelare proposta dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Sergio Novelli, che si poggiava sulle dichiarazioni rese da Nicolae nell’interrogatorio davanti al giudice. “Quei soldi erano gli arretrati che il dottore mi doveva”, aveva detto tentando anche di passare il cancellino sui particolari morbosi della vicenda. “Con lui non ho mai avuto rapporti omosessuali, sono religioso e corretto”. La conferma della misura restrittiva è motivata anche dalla necessità di esperire ulteriori accertamenti per fare definitivamente luce sui fatti. E approfondire i rapporti tra il medico e il suo amante.

Necessità manifestata anche dall’avvocato Novelli. Il legale prepara una memoria per il sostituto procuratore Marco Pucilli, titolare delle indagini, per spingerlo ad affrontare tre nodi che se sciolti nel verso giusto potrebbero scagionare il romeno. Primo. “Bisogna stabilire chi telefonava a chi”. Se cioè era lo straniero a cercare il camice bianco o viceversa. Al controllo incrociato delle utenze telefoniche la difesa vorrebbe aggiungere l’esame dattiloscopico su bottiglie che l’indagato sostiene di aver ricevuto dal professionista. Ecco il punto secondo. “Se ci sono le impronte digitali del medico vorrà pur dire qualcosa. Non si fanno regalini a un estorsore”. Al vero rapporto tra i due protagonisti di questa vicenda ancora poco chiara rimanda pure la terza questione. Nicolae oltre ai soldi è stato trovato in possesso del timbro del dottore. “Bisogna verificare se lo ha trafugato per farsi da solo eventuali ricette oppure se l’altro era il suo medico curante”. Una verifica alla Asl dirà se è un mutuato o no. “In caso affermativo significa che c’era un rapporto di frequentazione abituale”. E vacillerebbe l’ipotesi delle minacce e dell’estorsione. L’avvocato Novelli annuncia anche il ricorso al Tribunale del riesame per ottenere la libertà per il suo assistito. Proverà a farlo uscire di galera usando la chiave della povertà delle prove. “L’unico elemento oggettivo sono i 500 euro, cifra modesta per giustificare un’estorsione”.

EMANUELE COPPARI

 

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